Il test si effettua mediante l’EAV: Elettroagopuntura di Voll, ossia l’organometria funzionale chiamata anche lo screening elettrodermico.

Si tratta dell’utilizzo di un’apparecchiatura diagnostica, sviluppata dal medico tedesco Reinhold Voll già negli anni ’50 per analizzare lo stato funzionale energetico del paziente, attraverso la misurazione della resistenza elettrica di determinati punti sulla pelle. Voll dimostrò che i punti dell’agopuntura cinese presentano una resistenza all’incarica elettrica di 100.000 ohm, mentre quella della cute in genere è dell’ordine di 2-4 megaohm e, introducendo altri punti oltre a quelli della rete dei meridiani, realizzò una mappa completa dei punti da misurare.
Il test segnala e valuta eventuali carichi tossici virali, batterici, micotici, chimici, di metalli pesanti e radiazioni elettromagnetiche.

L’apparecchiatura funziona a basso voltaggio ed è corredata da due elettrodi, uno viene posto nella mano del paziente e l’altro elettrodo, che è a forma di penna, viene utilizzato dall’operatore come sonda, appoggiandolo sui punti specifici sulle dita dell’altra mano del paziente.  

Il valore rivelato determina la resistenza elettrica. Se l’organo correlato ad un dato punto è sano, permetterà il passaggio di una corrente di circa 8-10 microampere. In presenza di un organo non sano, invece, la corrente non riuscirà a scorrere come dovrebbe, segnalando una debolezza funzionale oppure un’intossicazione e/o infiammazione. Il test E.A.V non è invasivo ed è indolore e viene utilizzato nell’elaborazione delle diete personalizzate. Infatti, qualsiasi alimento, non appena viene messo a contatto con il corpo, produce delle variazioni energetiche in alcuni punti di agopuntura, indicando così se la sua assunzione porterà un beneficio all’organismo, o se sarà neutra o negativa: è questa la diagnosi delle intolleranze alimentari che, a differenza delle allergie, sono intossicazioni temporanee, per cui, una volta individuato l’alimento tossico con l’EAV, occorre astenersi dallo stesso per un periodo variabile, per poi poterlo reintrodurre gradualmente.